Padel · Che cos’è
Aggiornato il 6 novembre 2026
Passi davanti a un circolo e li vedi: quattro persone chiuse dentro una gabbia di vetro, che rincorrono la pallina anche quando sbatte sul muro. La prima volta sembra strano. Poi capisci che quella parete fa parte del gioco, e tutto ha un senso. Ti chiedi solo una cosa: ma di preciso, che roba è?
Noi ce lo siamo chiesto uguale, la prima volta. La risposta sta in una frase: metà tennis, metà squash. Qui ti spieghiamo cos’è questa disciplina, come funziona, da dove arriva e perché in pochi anni è finita in ogni città italiana. Senza paroloni, solo le cose che contano.
La risposta subito
Cos’è il padel in due righe
Il campo è un rettangolo di venti metri per dieci, circondato da muri. Al centro corre una rete alta poco meno di un metro. La pala è piena, senza corde, e la pallina assomiglia a quella da tennis ma un po’ più morbida. Quattro giocatori, due per lato, e via.
La differenza che salta all’occhio è proprio la parete. In quasi tutti gli altri sport con la racchetta, una palla lunga è persa. Qui no: rimbalza sul vetro e torna in campo, e tu la rigiochi. Lo scambio continua, e i punti durano più a lungo. È la parte che fa divertire quasi tutti.
Lo schema qui sopra l’abbiamo messo insieme noi per spiegare la doppia radice. Non è una lezione tecnica: sono le due idee di base che bastano a capire di che si tratta. Il resto, gli angoli e la strategia, arriva da sé appena scendi in campo la prima volta.
Tennis o squash
Che sport è il padel, di preciso
Chi arriva dalla racchetta classica si sente a casa sul conteggio dei punti, ma deve disimparare una cosa: la battuta. Qui si serve da sotto, sotto la linea della vita, dopo aver fatto rimbalzare la pallina a terra. Niente servizi potenti dall’alto. Questo rende il gioco meno fisico e più tattico.
Dallo squash arriva invece il muro. Una palla che supera il giocatore non è persa: tocca il vetro dietro, torna indietro e si può rigiocare. Il segreto è l’ordine. Prima la pallina deve rimbalzare a terra, poi può colpire la parete. Al contrario, è fallo. All’inizio questo dettaglio sfugge a tutti.
| Elemento | Nel padel | Da dove arriva |
|---|---|---|
| Punteggio | 15, 30, 40, set a sei game | Dalla racchetta classica |
| Pareti | in gioco dopo il rimbalzo a terra | Dallo squash |
| Giocatori | due contro due, in coppia | Formato proprio |
| Battuta | dal basso, sotto la vita | Regola propria |
Dati: regolamento ufficiale e guide di settore, 2026.
Da dove nasce
Dove e quando è nato questo gioco
La storia è curiosa. Corcuera, appassionato di racchetta, aveva poco spazio in casa a Las Brisas. Invece di rinunciare, chiuse un rettangolo di venti metri per dieci con dei muri, anche per tenere fuori la vegetazione. Quelle pareti, nate per necessità, sono diventate il cuore del gioco.
Poi il contagio sociale. Il principe Alfonso de Hohenlohe, fondatore del Marbella Club, provò questa novità ad Acapulco, se ne innamorò e nel 1974 fece costruire i primi campi in Spagna. Da lì il passaggio in Argentina, nel 1975, e la crescita verso tutto il mondo. La federazione internazionale nasce nel 1991.
Perché piace a tutti
Perché è diventato così popolare
Il motivo numero uno è la facilità. Con una pala corta e le pareti che tengono viva la pallina, anche un principiante riesce a fare qualche scambio divertente già alla prima partita. Con la disciplina classica spesso ci vogliono settimane solo per rimandare la palla al di là della rete.
Poi c’è il lato sociale. Si gioca in quattro, vicini, dentro uno spazio chiuso: si parla, si ride, ci si organizza. Non è uno sport solitario. E qui va detta una cosa onesta: i numeri sul movimento italiano crescono in fretta, quindi le cifre di oggi potrebbero essere già superate domani.
Domande veloci
FAQ
In quanti si gioca a padel?
Quasi sempre in quattro, due contro due. Il doppio è lo standard, perché il terreno è disegnato per due coppie. L’uno contro uno esiste, ma si vede solo di rado, soprattutto nei grandi tornei.
Serve essere allenati per provarlo?
No. È una delle attività più facili da avvicinare: le basi si imparano in un pomeriggio. Bastano una racchetta, scarpe adatte e tre persone con cui condividere il campo.
Che differenza c’è con la racchetta classica?
Il campo è più piccolo e chiuso da pareti, l’attrezzo è pieno senza corde, la battuta si fa dal basso e i muri restano in gioco. Il punteggio invece è identico.
È uno sport faticoso?
Meno impegnativo come ingresso, ma più di quanto sembri. In una partita si cammina e si corre parecchio: oltre due chilometri in un match tipo tra amatori.
Una cosa, per chiudere
Quello che resta
Torniamo a quelle quattro persone dentro la gabbia di vetro. Adesso sai cosa stanno facendo: un gioco nato quasi per caso in un giardino troppo piccolo, a metà strada tra due sport che conosci già. Facile da provare, difficile da smettere. La prossima volta che passi davanti a un circolo, magari entri anche tu.
